Le letture più belle del 2011

Lo so, è presto per fare bilanci visto che siamo ancora ad ottobre, ma poiché non aggiorno questo blog da tanti tanti mesi, mi sento di ricominciare a scrivere con un post succoso come questo: “i libri più interessanti che ho letto dall’inizio di quest’anno“.

Dunque, ecco i libri che a partire da gennaio su aNobii (libreria virtuale, luogo meraviglioso) hanno meritato, per me, il massimo dei voti:

1. Via col vento di Margaret Mitchell. Per le prime 5 stelle (su aNobii i voti vanno da 1 a 5) dobbiamo attendere marzo, quando decido di intraprendere la rilettura di questo grande classico. Quello che apparentemente può sembrare il grande harmony del ‘900 si rivela invece un romanzo ricco e sorprendente, soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi. Per nulla scontato. E’ comunque una lettura che mi sento di consigliare solamente alle donne, perché ammetto che un uomo potrebbe – per usare un eufemismo – trovare irritanti 1000 pagine di gesta e pensieri di Rossella O’Hara, la celebre e controversa (il mondo è letteralmente spaccato in due: chi la considera un guru spirituale, chi la vorrebbe defunta) protagonista.

2. La verità su Bébé Donge di Georges Simenon. Per chi non lo sapesse Simenon è il creatore di Maigret. Ora, io i libri con Maigret non riesco proprio a farmeli piacere, mentre apprezzo tantissimi i romanzi in cui il famoso detective non compare. “La verità su Bébé Donge” è uno di questi. E’ la storia di un amore silenzioso e non corrisposto, che si consuma nell’indifferenza dell’altro fino ad arrivare a un gesto disperato. Un elegante dramma psicologico, immerso in quella atmosfera nebulosa e vaga che è una delle caratteristiche immancabili della penna di Simenon. Lo consiglio vivamente a chi volesse avvicinarsi all’autore.

3. Il codice dell’anima di James Hillman. L’autore sostiene l’esistenza di un daimon individuale (sì, proprio il daimon socratico… in pratica una vocazione, un destino), un’entità quasi concreta che vuole che il suo padrone (ovvero l’uomo/la donna) lo riconosca, e che, forte di questa consapevolezza, viva in modo più autentico, più vicino alla sua vera natura.  Detto così suona astratto, fantasioso e anche un po’ patetico (e in effetti a volte Hillman e tutte e tre le cose – ma solo a volte, e solo un po’), invece leggere questo libro colpisce veramente tanto. Ti aiuta a ricordarti che la vita non è solo una accozzaglia di tedio e sgradevoli imprevisti, ma che c’è qualcosa di più grande per cui vale la pena sopportare tutto ciò, anzi che forse si manifesta proprio attraverso tutto ciò.
Il che è un pensiero fantasticamente consolante.

4. Sorella, mio unico amore di Joyce C. Oates. Vedi la recensione che ho scritto nel post precedente. Superbo.

5. Divieni ciò che sei di Friedrich Nietzsche. Editore: Marinotti. Raccolta molto ben fatta e intelligente di frasi di Nietzsche, divise per argomento. Il filo conduttore lo si capisce facilmente dal sottotitolo del libro: “Pensieri sul coraggio di essere se stessi”. Un ottimo strumento, sia che tu già apprezzi Nietzsche o se invece lo vuoi conoscere.

6. Il sipario di Milan Kundera. Perché leggere noiose storie della letteratura e irritanti e inaccessibili pareri di critici, se i libri possiamo farceli raccontare dai romanzieri stessi? Questa d’ora in poi è la mia nuova Weltanschauung. Questo libro (che è un saggio, ma scritto con gli stessi toni del romanzo) mi ha aperto molte porte letterarie, e sono estremamente grata a Kundera per questo.

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Sorella, mio unico amore

Da quanto non leggevo un libro con così foga, con così partecipazione, con così desiderio di andare avanti, con così apprezzamento di ogni singola pagina letta? Forse dai tempi del Conte di Montecristo!

Stimo e ammiro la Oates (di cui adesso mi è venuto l’impulso di procurarmi l’opera omnia) per aver scritto un libro così complesso, così vivace, così pregno di intensità parola per parola.

È la storia del misterioso omicidio di Bliss Rampike (personaggio che ho trovato struggente), pattinatrice prodigio di soli 6 anni, narrata a posteriori dal fratellino Skyler ormai diciannovenne. Lo stile si adegua in tutto e per tutto a Skyler, con i suoi precipitosi e a volte incoerenti salti nel tempo, con i suoi sensi di colpa e i suoi rimpianti, con la sua ironia disperata, col suo rifiuto del mondo, col suo caos mentale, con la sua intelligenza. Continui sono gli appelli al lettore – a volte Skyler mi ha ricordato Humbert-Humbert di Lolita (se il paragone non è troppo azzardato – entrambi partecipano con il cuore e con le viscere alla vicenda che narrano, e la rendono così preziosissima).

Nella parte finale ci sono due cadute di stile un po’ imbarazzanti, ma gliele perdoniamo vista la bellezza del resto.

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Romanticismo andante

Inserisco un paio di cosette che mi suggestionano in questi giorni, tutte caratterizzate da un romanticismo un po’ trasognato.

1. il main theme della colonna sonora di “eternal sunshine of spotless mind” (condivido la caparbietà giustamente snob di chi si ostina a chiamarlo col titolo originale, volendo ignorare che in italiano è stato tradotto “se mi lasci ti cancello”), film che mi voglio regalare per Natale, giacché ne amo la colonna sonora, ne amo l’attrice protagonista (non so se ho già blaterato del mio amore per Kate Winslet), ovviamente apprezzo moltissimo Jim Carrey in versione seria, e mi sono innamorata della storia.

2. questa poesia di Emily Dickinson, letta in libreria e poi cercata su internet:

Fa’ che io sia per te l’estate
quando saran fuggiti i giorni estivi!
La tua musica quando il fanello
e il pettirosso taceranno!

Per fiorire per te, saprò sfuggire alla tomba
e riseminerò il mio splendore!
E tu coglimi,
anemone,
tuo fiore – per sempre!

3. quel che Katharine Hepburn scrisse nella sua biografia a proposito del suo amore per Spencer Tracy (entrambi attori americani della golden age, per chi non lo sapesse). Che per me resta la più bella definizione di amore che abbia mai letto finora.

kate&spence

AMORE non ha niente a che vedere con quanto ci si aspetta di ricevere, ma
solo con quanto ci si aspetta di dare, cioè tutto.
Ciò che si riceve in cambio può variare, ma non ha in effetti nessun
rapporto con ciò che si dà. Diamo, perchè amiamo e non possiamo fare a meno di
dare. Se si è fortunati, è possibile che siamo anche riamati, il che è
bellissimo, ma non accade necessariamente.
Implica in realtà una devozione totale e totale, significa comprendere
tutto, il bello e il brutto. Sono ben consapevole di dover accettare anche il
lato brutto.
Io ho amato Spencer Tracy. Lui e i suoi interessi e le sue esigenze
venivano prima delle mie.
Non mi è stato facile, perchè sono decisamente centrata su di me me
me.
[…]
Certamente non ho mai provato niente di simile con gli altri uomini della
mia vita. Erano loro che dovevano far piacere a me. E’ un rapporto molto
diverso, è come essere a una festa meravigliosa. Ma non è amore.


Ok, per oggi basta. Il prossimo post sarà molto più serioso e disincantato, promesso.

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Lauren Bacall & Humphrey Bogart

In seguito alla lettura della biografia dell’attrice, mi è venuta voglia di dedicare un post a loro. ❤

 

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“Da A a X”

More about Da A a X

di John Berger

Lettere d’amore che A’ida (“A”) manda a Xavier (“X”), in prigione, probabilmente per attività terroristiche. Da A a X.

«Non è me stessa che ti offro questa notte nella tua cella – sarebbe troppo semplice – quel che ti offro è te stesso, te stesso amato in ogni tua parte».

Oggi mi sento molto incline alle metafore.
E trovo che la buona e vecchia metafora della festa vada benissimo, perché si può partecipare a una festa con mille stati d’animo diversi, e quindi è adatta a parlare dei diversi modi con cui uno può vivere la lettura.

Bene, leggere questo libro è stato come andare a una festa in cui tutti ballano, ed è anche gradevole starli a vedere per un po’, ma solo un po’, dopo me ne vado, e certo non mi unisco alle danze. La musica, le luci, gli invitati… tutto l’insieme non mi ha preso.
Fuor di metafora: amene alcune frasi di A’ida e bello l’amore per Xavier, ma per il resto il libro non mi ha preso molto. Probabilmente perché le parole mi sono sembrate disgregate, insomma non ho colto un’unità. Il che può essere benissimo un limite mio.

«Di notte il tempo è molto più gentile, non c’è niente da aspettare e niente che sia superato».

«L’effimero non è l’opposto dell’eterno. L’opposto dell’eterno è il dimenticato. Alcuni sostengono che il dimenticato e l’eterno sono, alla fin fine, la stessa cosa. E si sbagliano.

Altri dicono che l’eterno ha bisogno di noi, e hanno ragione. L’eterno ha bisogno di te nella tua cella e di me qui, a scriverti e mandarti pistacchi e cioccolato».

«Sono le piccole cose che ci spaventano. Le cose immense, che possono uccidere, ci rendono coraggiosi».

«Come mai, quando nel vuoto della notte dico “ti amo”, ricevo qualcosa di immenso? Il silenzio è assoluto come prima. Non è la tua risposta che mi è arrivata. C’è stata solo la mia dichiarazione. Eppure mi sento appagata. Paga di cosa? Per quale ragione l’abdicare diventa un dono per chi abdica?».

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“Cardiologia” di De Gregori

Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente

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Mi sto innamorando di Virginia Woolf…

Ho in lettura “Tutti i suoi racconti” e li sto trovando splendidi. Sono a mio agio nel mondo di questa scrittrice, da poco scoperta. L’atmosfera in cui la Woolf ti fa vivere, la bellezza delle sue descrizioni – soprattutto di sentimenti e impressioni, soprattutto se femminili – è qualcosa di impagabile.

«Un’espressione di infelicità come quella già bastava da sola a far scivolare l’occhio oltre il bordo del giornale verso la faccia della povera donna… insignificante senza quell’espressione, quasi un simbolo del destino umano, invece, con essa. La vita è ciò che si vede negli occhi delle persone; la vita è ciò che esse imparano, ciò di cui mai, dopo averlo appreso, per quanto si sforzino di nasconderlo, cessano di essere consce… di che cosa? Del fatto che la vita è così, pare. Cinque facce davanti a me… cinque facce mature… e la consapevolezza in ciascuna di esse. Strano, però, come la gente voglia nasconderla! Su ogni faccia si scorgono segni di reticenza: labbra chiuse, occhi schermati, ognuno dei cinque che fa qualcosa per dissimulare o irridere la propria consapevolezza. Uno fuma; un altro legge; un terzo controlla le voci su un taccuino da tasca; un quarto fissa la pianta della metropolitana incorniciata di fronte a lui, e la quinta… la cosa terribile riguardo alla quinta è che la donna non fa assolutamente nulla. Guarda la vita. Ah, povera te, donna sfortunata, stai al gioco… per il bene di noi tutti, dissimula!».

(dal racconto “Un romanzo non scritto”)


«Tuttavia, che cosa triste è la saggezza! Che grande rinuncia rappresenta! Ascolta un momento. Cerca di captare una voce tra le tante. Adesso: “Deve sembrare così freddo dopo l’India. Sette anni, per di più. Ma l’abitudine è tutto”. Ecco la saggezza. Ecco l’intesa. Hanno fissato gli occhi su qualcosa di visibile a ciascuno di loro. Non tentano più di guardare la piccola scintilla di luce, la piccola ombra violetta che potrebbe essere una terra fertile al limite dell’orizzonte, o soltanto un bagliore fugace sull’acqua. È tutto un compromesso, tutto un tenersi al sicuro, il rapporto generale tra gli essere umani. Perciò non scopriamo nulla; smettiamo di indagare; smettiamo di credere che vi sia alcunché da scoprire».

«Il linguaggio è una vecchia rete lacera, attraverso la quale i pesci sfuggono mentre gliela si getta addosso. Forse il silenzio è migliore».

«È una cosa strana, il silenzio. La mente si fa simile a una notte senza stelle; e poi una meteora scivola giù, splendida, fendendo il buio; e svanisce. Non ringraziamo mai abbastanza per questo spettacolo».

(dal racconto “La festa serale”)

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